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Amate il pianeta food in ogni suo aspetto e avete uno sguardo aperto, curioso e critico per sondarne tutti i dettagli?
L'Associazione ha bisogno di appassionati come te. Ma non occorre solo passione. Il critico gastronomico è una figura scevra da preconcetti, simpatie o antipatie, che sappia comprendere le difficoltà dell’altra parte senza necessariamente giustificare. Insomma, la nostra sono guide che parlano di food, in ogni suo aspetto, compreso il contesto in cui viene servito.
Se ti senti pronto, se sei disposto a metterti in gioco e hai voglia di partecipare, allora sei la persona che stiamo cercando.


Amate il pianeta food in ogni suo aspetto e avete uno sguardo aperto, curioso e critico per sondarne tutti i dettagli?
L'Associazione ha bisogno di appassionati come te. Ma non occorre solo passione. Il critico gastronomico è una figura scevra da preconcetti, simpatie o antipatie, che sappia comprendere le difficoltà dell’altra parte senza necessariamente giustificare. Insomma, la nostra sono guide che parlano di food, in ogni suo aspetto, compreso il contesto in cui viene servito.
Se ti senti pronto, se sei disposto a metterti in gioco e hai voglia di partecipare, allora sei la persona che stiamo cercando.

Real o falso? I retroscena dello show di Cannavacciuolo

Cosa c’è di autentico nel reality show Cucine da Incubo?

Poco o niente, ma non è uno scandalo e nemmeno una sorpresa, intendiamoci, dato che stiamo parlando di uno spettacolo di intrattenimento. Ma è divertente, mi pare, porre a confronto la drammaturgia televisiva con la realtà.

Dunque. Per chi non lo sapesse, “Cucine da incubo” è la trasposizione nostrana di un successo planetario intitolato Kitchen Nightmares. Il canovaccio è identico in entrambe le versioni. Ad ogni puntata, un grande cuoco corre al capezzale di un ristorante in via d’estinzione. Indaga tra le piaghe con ferocia d’azione e di linguaggio. Finché non trova la cura, ribaltando da cima a fondo l’arredo, il menu e persino l’inclinazione psicologica dei suoi pazienti.Kitchen Nightmares (girato in Inghilterra e negli States) è condotto dallo scozzese Gordon Ramsay, nervino e dispotico. Mentre da noi, campeggia l’ira indolente del Bud Spencer dei fornelli. Ovvero: Antonino Cannavacciuolo, monumentale cuoco partenopeo del Villa Crespi a Orta San Giulio.L’altro giorno, Antonino Spencer era alle prese con L’isola fiorita, una trattoria che guarda di sguincio l’acqua verdastra del Naviglio Grande, all’angolo tra la via Lombardini e la Ripa.Pesantissimi i capi di imputazione. Una madre matrigna (Angelica) che combina disastri e soverchia il figliolo quarantenne (Francesco) scampanellando istericamente dalla cucina; un cuoco hippie in età da pensione con barbetta caprina che pulisce il pavimento con le melanzane grigliate; mestoli e forni intrisi d’untume secolare; scarafaggi che passeggiano nel pentolame e gironzolano, tra le urla degli avventori, sulle tovaglie (mai viste blatte così docili e disponibili alle inquadrature televisive).La situazione è tragica, insomma. Il gigante aggrotta la fronte e ingrossa la voce. Costringe madre e figlio a un fulmineo training para-psichiatrico. Ma poi, come impone il format, decide che li può salvare soltanto una rivoluzione: stravolge l’arredo, cambia il nome (Capolinea), distribuisce divise e, soprattutto, riscrive il menu alla sua maniera, istituendo piatti ricamati come merletti di Burano. Lieto fine. Spencer si congeda in napolispanico: “Addìos”. E piglia il tram. Anche questo caso è risolto.